martedì 27 agosto 2013

La porta stretta


Passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi.
Luca 13, 22-30

La domanda del tale rivela una ansia sull'al di là. Sembra dire: se si salvano in pochi, è poco probabile che io sia tra quei pochi, essendo "un tale" qualunque. Mi colpisce innanzi tutto che alla domanda diretta se ci si salvi in pochi Gesù non risponda altrettanto direttamente: non dice "sì" o "no".
"Sforzatevi" nel testo originale significa non tanto un atto i volontà quanto piuttosto conversione, capovolgimento nella mentalità. La salvezza cioè non dipende da pratiche religiose, ma da un capovolgimento di mentalità che Gesù sta chiedendo soprattutto ai suoi connazionali, a chi si sente già salvo perchè segue la religione giusta e fa le cose che essa richiede.
Spesso questo brano viene usato per contrapporre la vita fervente di colui che imbocca la porta stretta alla superficialità di chi invece va per la porta larga. In realtà il vangelo non fa alcun accenno ad una porta "larga". Non vi è alcuna porta larga. Vi è solo una porta, quella stretta, che obbliga a passare uno alla volta in uno spazio stretto. E' lo spazio stretto del capovolgimento di mentalità, perchè con la mentalità giudaica di esclusione dalla salvezza di tutto il resto del mondo, non si entra. Chi etichetta gli altri e giudica le persone più che i comportamenti, resta fuori.
Cosa dobbiamo fare per salvarci? Questa sembra la domanda di chi incontra Gesù e di ognuno di noi. Quali pratiche, quali rituali, quali comandi a cui obbedire, quali divieti da rispettare? La porta stretta è affollata di ricette per attraversarla, di parole d'ordine, di lasciapassare timbrati dalle pratiche religiose di una vita. Ma così ci si accalca inutilmente alla porta e si rischia pure di trovarla chiusa.
Viene da pensare che chi vuole passare NON DEVE FARE NIENTE,  NON DEVE MERITARE DI ENTRARE. Deve semplicemente entrare con le sue mani vuote, senza raccomandazioni, nè meriti a proprio vantaggio. Perchè la salvezza che Dio offre attraverso Gesù è gratuita e chiede solo di essere accolta. Gesù parla di una salvezza per tutti coloro che non hanno da ricambiare (vedi capitolo successivo).
Se uno comprende questo smette di angosciarsi sulle cose da fare in vista di quel passaggio, si rilassa, si gode l'amore divino, e senza quasi rendersene conto CAMBIA LA VITA.
La frase "molti verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio" lascia pensare che molti si salveranno, ma non è detto che siano proprio quelli che hanno mangiato e bevuto in sua presenza o parlato in suo nome nelle piazze.
Il messaggio evangelico sta nell'amore che Dio riversa sull'umanità attraverso il suo figlio. Non è lecito aggiungere altro. E' un prendere o lasciare. Se iniziamo a pretendere di meritare questo amore o di possedere criteri secondo i quali è possibile esserne più degni di altri, restiamo fuori. L'immagine della porta stretta a mio parere, in definitiva, è un pò fuorviante, perchè sembra rimandare ad una certa severità e difficoltà legata alla salvezza. In realtà la porta della salvezza non è stretta, è la nostra mente che è stretta e che la vede stretta, ma una volta dentro sarà confortante ritrovarci in tanti e, guardando indietro, sperare che altri ancora ne passino, perchè non c'è limite alla misericordia divina.

1 commento:

Giuseppe Di Benedetto ha detto...

Post pieno di fiducia in Dio e nella sua misericordia che è mille volte più grande delle nostre gigantesche meschinità. Grazie!