sabato 25 settembre 2010

Laicità della religione


«Nella Bibbia sono scritte le regole della laicità dello Stato e le regole religiose della nostra vita spirituale. La nostra proposta di insegnamento obbligatorio della religione cristiana non si pone in alternativa allo studio della materia previsto dal Concordato, ma all’interno di una materia prevista dalla riforma. La costituzione e la cittadinanza non sono solo diritto politico, ma le regole dello stare insieme, di tradizioni e consuetudini: la nostra vita si basa sulla religione e la cultura cristiana. La Bibbia quindi, diventa testo fondamentale, e non solo per chi crede. La nostra società è intrisa di valori cristiani: se stiamo a casa a Natale e a Pasqua una ragione c’è. Se la domenica non lavoriamo e non andiamo a scuola è perché non siamo ebrei e non siamo arabi; nei nostri territori c’è una chiesa e un campanile prima ancora di un municipio. Insomma: abbiamo profonde radici cristiane. Se la nostra società si basa su un diritto che regola la vita civica e cioè un uomo e una donna uniti in matrimonio, ancorché civile, deriva dalla cultura cristiana e farla studiare servirà sia per integrare ragazzi con culture diverse che per affrontare anche il problema di identità dei nostri figli».
ELENA DONAZZAN, ASSESSORE ALL'ISTRUZIONE REGIONE VENETO

Non credo di condividere molte cose, politicamente, con Elena Donazzan, ma sottoscrivo pienamente quanto riportato qui sopra. Difendere la laicità dello Stato non significa cancellare con un colpo di spugna una tradizione religiosa come quella italiana. I metodi di Stalin hanno già fallito, non c'è bisogno di rifare gli stessi errori.
Essere contrari al Vaticano e a Ratzinger è una cosa, demonizzare la religione è un'altra.
Io non insegnerei solo la Bibbia, ma proprio il cattolicesimo, in modo laico, cioè davvero rispettoso di chi la pensa in un modo e chi in un altro.
L'Italia è un paese molto particolare. Largamente scristianizzato, ma con un passato fortemente segnato dal cattolicesimo, da storie di santi, santuari e devozioni. Non è intelligente negare nè la prima cosa, nè la seconda. Non è intelligente per i laici che non è chiudendo gli occhi sulla propria storia e su quanto di buono ha ispirato il cristianesimo e ha fatto la chiesa che costruiranno la propria laicità; non è intelligente per i cattolici, che se rimangono legati a schemi del passato dove tutta la società era cristianizzata, si separeranno sempre più verso forme moderne di fondamentalismo religioso. Anche il papa ultimamente, nel viaggio in Inghilterra, ha mostrato qualche spiraglio in questa direzione.
Nella veglia di preghiera di Hyde Park, parlando ai giovani, Benedetto XVI ha detto che la Chiesa deve abituarsi all’idea di essere minoranza, ad esprimere una nuova creatività evangelica senza rifugiarsi nella sicurezza delle proprie strutture e delle proprie tradizioni nazionali (da un articolo di Filippo Di Giacomo in “l'Unità” del 21 settembre 2010).

Basta con l'ora di religione "catechismo", il catechismo si fa in parrocchia!
Si ai crocefissi nelle aule: è parte fondamentale della nostra storia!
Si all'insegnamento di base della religione cattolica, non da parte di chi è mandato dal vescovo locale, e neanche da parte di mangia preti di professione.

domenica 12 settembre 2010

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